Fondali di Montalto


MONTALTO DI CASTRO e i suoi Fondali

 

nudibrancoMontalto Marina, località balneare e punto di partenza per molte delle nostre più affascinanti e divertenti immersioni, è situata al centro del golfo naturale compreso tra le località di Civitavecchia ed il promontorio dell’Argentario dalle quali risulta equidistante. Rivolta ad ovest verso il mare aperto, risente fortemente delle traversie del 3°e 4° quadrante, dove scirocco, libeccio, ponente e maestrale rendono ventoso l’intero golfo e dove il moto ondoso che ne consegue contribuisce,insieme ai numerosi corsi d’acqua che si riversano in questa parte del Mar Tirreno, a rendere talvolta le acque poco chiare e ricche di sospensione, quindi apparentemente poco indicate per le immersioni subacquee.
In realtà, i fondali di Montalto sono molto interessanti per ogni tipo di subacqueo, dal principiante a quello più esperto.
Il litorale risulta in prevalenza sabbioso e privo di scogli affioranti se si esclude il
bassofondo roccioso di Punta delle Murelle, dove, scogli artificiali testimoni dell’antico porto romano di Regis Villae, rendono pericolosa la navigazione costiera.
Lasciando la costa, man mano che la profondità aumenta, la sabbia cede il posto a vaste praterie di posidonia, incredibili scogliere ed estese zone detritico-fangose, ma ugualmente ricche di vita marina.
L’uso di imbarcazioni dotati di eco scandagli elettronici, risulta indispensabile per individuare le zone rocciose dove poter effettuare le immersioni più interessanti del luogo.
I sub dell’Assopaguro potranno accompagnarvi in sicurezza alla scoperta di questa particolare, affascinante e per certi versi esclusiva località del Tirreno. Grandi scogliere a profondità accessibili o profondi tuffi mozzafiato per sub tecnici, reperti archeologici e relitti dell’ultimo conflitto bellico, renderanno il vostro soggiorno e le vostre immersioni divertenti ed interessanti. Seguiteci nel nostro
viaggio, ed accompagnateci alla scoperta dei fondali del nostro “mare etrusco”. Non ve ne pentirete.

Lo Speronello.

Una delle zone più conosciute e frequentate delle zona, viene chiamata dai locali lo Speronello.
Distante dalla costa circa un miglio, da una profondità minima di 8 metri, questa imponente ed estesa scogliera scende con una serie di gradoni e franate fino alla profondità massima di 18-20metri. Ricco di anfratti e lussureggiante vegetazione, madreporari di varie specie, gorgonie, spugne e numerose forme di vita minori, questo luogo è molto interessante ed apprezzato. E’ senz’altro la palestra ideale per sub novizi e ambiente ideale per fotografi e biologi-naturalisti. La presenza di enormi rocce affiancate e sovrapposte le une alle altre, favoriscono la presenza di caverne e tunnel naturali dove sono possibili penetrazioni ed emozionanti passaggi a luce. In queste acque quasi sempre limpide, sono frequenti incontri con esemplari di saraghi, corvine, cernie di piccola taglia, branchi di muggini ed isolate aragoste. Non mancano testimonianze delle antiche navigazioni con
la presenza di frammenti di vasellame vario e ceppi di ancore romane in piombo.
Ma quello che rende magico e particolare questo luogo, è la presenza della statua della Madonna dello Speronello. Nata da un’idea della parrocchia S.Maria Assunta, dei sub della Polisportiva e dei pescatori locali, questa statua costruita in vetroresina bronzata e benedetta dal Papa Giovanni Paolo II, fu collocata nel 1997 alla profondità di 14 metri in un anfiteatro naturale circondato da alti scogli. Il 16 agosto di ogni anno, questo luogo si anima e diventa lo scenario
suggestivo di una processione che partendo dalla foce de fiume Fiora, termina con la deposizione di un omaggio floreale alla statua di Maria ad opera dei sub dell’ Assopaguro coadiuvati dai Carabinieri Subacquei. Subito dopo inizia l’esplorazione dei fondali limitrofi di tutti i sub presenti ala manifestazione, che seguono uno straordinario percorso approntato dai nostri sub. Per tutti gli altri, invece, un bagno nelle chiare acque del luogo conclude questa giornata particolare.

La catena.
Una serie di rocce ben allineate a profondità variabile tra 25 e 33 metri, costituiscono la scogliera denominata la Catena. Situati a 2,5 miglia dalla costa in direzione N W rispetto alla foce del fiume Fiora, questi scogli sono poggiati su un fondale di fango e detriti che contribuiscono a rendere l’acqua con visibilità ridotta per gran parte dell’anno. Di dimensioni variabile da 1 a 5 metri,
risultano tuttavia particolarmente interessanti per la presenza di grandi colonie di Paramuricee clavate rosse e gialle e pareti ravvivate da piccoli rami di corallo rosso. Chi ama la macrofotografia subacquea, avrà modo di effettuare magnifici scatti. Non è raro incontrare grossi gronghi, curiose murene e aragoste di piccola taglia.

Lo scoglio delle ancore.
Crocevia di intensi traffici marittimi in epoche passate, i fondali di Montalto sono disseminati di reperti e oggetti antichi riconducibili all’intensa attività marinara svolta. Le ancore risultano essere tra i manufatti più facili da individuare. Scoperto per caso alcuni anni fa, situato al centro di una ampia prateria di posidonia oceanica alla profondità di circa 22 metri,la singolarità di questo
scoglio, consiste nel trattenere e custodire lungo il suo perimetro e sulla sua superficie ben 4 ancore: 3 ceppi in piombo di peso e dimensioni considerevoli, e un’imponente ancora stile ammiragliato in ferro. Si suppone che l’alta concentrazione di reperti nel luogo, sia dovuta alla posizione dello scoglio che risulta essere in direzione sud, provenienza dello scirocco e vento
dominante della zona, rispetto alla posizione dell’antico porto romano di Regisvilla e che, di conseguenza, la zona venisse usata all’epoca come luogo di ancoraggio per le imbarcazioni in attesa di attracco.

La puntata
Puntando decisamente verso il largo, su un fondale che va dai 37 ai 40 metri, incontriamo la zona denominata la Puntata situata ad oltre 3 miglia ad W dell’abitato della marina. La profondità di tutto rispetto, la distanza dalla costa e le forti correnti che a volte si incontrano nel luogo, lo rendono indicato e riservato ai sub più esperti e navigati. Gli scogli molto alti e ravvicinati fra loro, sono
interessanti in quanto ricoperti di grosse gorgonie multicolore e rami di corallo rosso. Frequenti gli incontri con grandi esemplari di cernie.

Il relitto del B 24 Liberator
Il 3 marzo 1944, un grosso aereo quadrimotore americano B 24 diretto a bombardare Viterbo, intercettato e abbattuto dai caccia della Luftwaffe, si inabissò a largo di Montalto Marina.
Probabilmente per il grande impatto con la superficie del mare, l’aereo si è frammentato e ora giace alla profondità di circa 27 metri su un fondale misto alla distanza di 3.5 miglia dalla costa.
Del grosso aereo rimangono visibili le componenti di maggior consistenza. Sono ben visibili le due grandi ali, una delle quali, capovolta, mostra la grande ruota del carrello parzialmente estratta. A breve distanza troviamo i 4 potenti motori stellari Pratt & Whitney a 14 cilindri, alcune delle numerose mitragliatrici ancora alloggiate nella torretta rotante, una gran quantità di proiettili, 2 delle 4 enormi
eliche tripala e una infinità di altri frammenti sconosciuti. Non lontana dalle eliche, incontriamo infine la grande coda di sezione rettangolare.
La ridotta profondità e la limpidezza dell’acqua sempre discreta, rendono questa immersione divertente ed affascinante. Nell’effettuare questa singolare esperienza, non dimentichiamo di rivolgere il nostro pensiero ai 9 membri dell’equipaggio che qui perirono per difendere la libertà e la democrazia, avvicinandoci al sito con il dovuto rispetto.

Il caccia P 47 Thunderbolt
Oltre ai resti del B 24, è presente nei nostri fondali il relitto di un’altro velivolo. L’aereo, un caccia americano monoposto della seconda guerra mondiale, è poggiato in posizione di volo con la prua
rivolta verso il mare aperto, su un fondale di fango alla profondità di 26 metri. Si presenta integro e in buono stato di conservazione. Sono ben visibili le 8
mitragliatrici sporgenti dalle ali, il quadro degli strumenti di volo, l’alloggiamento del pilota e il motore che, staccato dal resto del velivolo, mostra una delle 4 pale dell’elica parzialmente infangata.
Conosciuto e segnalato già nel primo dopoguerra, se ne erano poi perse le tracce fino a quando la curiosità e l’impegno dei sub dell’Assopaguro lo hanno restituito alla storia e alla conoscenza di tutti. Il fondale tetro, la torbidità dell’acqua e la presenza di reti lasciate dai pescherecci che
indisturbati rastrellano il fondale in barba a leggi e regolamenti, rendono particolarmente difficoltosa la visita al relitto che va condotta con attenzione per non sollevare sospensione che renderebbe nulla la già
scarsa visibilità.